Cos'altro dovranno raccontarsi, cosa ancora devono scoprire uno dell'altro due allenatori che ai bordi di un campo di calcio si sono già sfidati 31 volte? Per curiosità, bisogna andare a dare un'occhiata oggi alle 18 al Maradona.
Max Allegri e Gian Piero Gasperini fanno 32. A Napoli, nella Smorfia, il 32 è il capitone, l'anguilla, piatto natalizio che sa di buon auspicio. A Natale mancano due mesi, ma il segnale di buon auspicio lo chiedono tutti e due a questa partita: il primo per confermare di aver cominciato la risalita, il secondo per convincersi ancora di più di valere il vertice (e incidentalmente spedire a -10 il collega). Si sono dati appuntamento in tv martedì, dopo i successi con
Bodo Glimt e Slovan Bratislava. Max ha messo le mani avanti: «Voi avevate meno bisogno di noi della vittoria per il morale». Gian Piero ha sor-iso: «Ok, adesso basta però». Oggi è l'ennesimo atto di una storia infinita iniziata nel 2008. Un kolossal, figlio di percorsi diversi: Allegri ha quasi sempre indossato abiti griffati con club di alto livello, Gasp s'è messo la tuta molto più spesso. Il risultato è una metodologia, un approccio al lavoro, una filosofia diametralmente opposta. Opposte pure le due vigilie. Gasperini sceglie il silenzio,
Allegri sfodera sorrisi, iniezioni di autostima e consapevolezza. (...) Il Napoli non ha una identità tattica precisa e poco somiglia al mantra calcistico di Allegri. Solidità difensiva (14 gol subiti in dieci gare ufficiali è il peggior avvio di Max) ed equilibrio, verrebbe da dire: questi sconosciuti. «La risposta più semplice è che ho cambiato gioco, siamo più propositivi e prendiamo più gol». Una battuta? Solo in apparenza, perché l'inversione c'è stata, nel tentativo (più tentativi) di sfruttare al meglio la qualità dei suoi giocatori. (...) Max continua ad accendere la luce col suo play d'eccezione, quel Kevin De Bruyne che tutto vede dalla cabina di regia e conserva la licenza di offendere. Hojlund è il centravanti prescelto per-ché «basta un gol per uscire dal digiuno» dice Max, che di professione deve fare anche il mental coach. Che poi è pure il secondo lavoro di
Gasp: spingere i suoi ad andare oltre una serie lunghissima di infortuni. Quello di
Pellegrini è pesante e toglie alla Roma il secondo giocatore più abile nel servire Malen, dopo Dybala. Oggi manche-anno entrambi, Gasp affiderà il compito probabilmente a Cristante. (...)